Slambrot

Biagio si fermò al semaforo di piazza Maggi, tolse la marcia ed aspetto' che cambiasse il segnale. Tranne qualche auto di pescatori, non c'era nessuno per le strade. Un leggero abbassamento di tensione della luce rossa lo avviso' che il segnale stava cambiando. Innesto' la marcia, fece muovere il mezzo di qualche centimetro e parti' anticipando il verde per un attimo. Circonvallazione, viale Zara, Milano-Laghi: bella direzione. A bordo c'erano anche Aldo e Camillo, tre buoni amici, spesso insieme in simili appuntamenti. La meta era il torrente Albano, in provincia di Como; un corso d'acqua incontaminato che parlava ancora di purezza"
Biagio che era il più' giovane, si interessava di fotografia. Aldo era un attento conoscitore di funghi e di erbe buone, mentre Camillo era maestro di pesca con la mosca" Uno di quei pescatori veri che non hanno bisogno di mostrare medaglie per essere o sembrare ciò' che sono; uno di quei pescatori che hanno capito qualcosa in più. L'Albano era il suo torrente quel giorno; le trote? i pesci che voleva portargli via, con rispetto, senza disturbarlo, affascinandolo coi suoi gioielli finti, cercando di fargli capire.
Guidava Biagio, con quella marcia in più che hanno i giovani. Sia Camillo che Aldo tuttavia, si fidavano del suo modo di guidare, perciò' potevano liberare i pensieri chiudere gli occhi.
L'auto filava lungo viali alberati magnolie fiorite, di gemme e di fiori gialli. Como-Lecco-Erba, indicavano i cartelli: bella direzione.
La grande metropoli sonnecchiava dietro le loro spalle, come un unico grande cuore che palpita con un po' di febbre; la grande città' con le sue cose brutte, con le sue cose belle. Di qua e di la', saltellavano uccelli di ogni tipo; merli, stornelli, passeri, gabbiani e altri che avevano deciso di vivere in città', di urbanizzarsi.
Aldo e Camillo fissarono una serie di alberelli ai margini della strada: bianchi, secchi. “lo credo - disse Biagio - ne sia responsabile il vento continuo prodotto dal traffico. “
”Per me - disse Aldo - sono morti per l'inquinamento che proprio li si concentra.”
"Per me invece - disse Camillo - sono morti di dolore e di paura. Vedersi sfilare sotto i piedi, notte e giorno, autocarri, mezzi pesanti, auto, in un frastuono senza nome e non potersi muovere e' agghiacciante. Hanno preferito morire, poveri aceri.”
Poi ecco sfilare i luoghi di Renzo e. Lucia, le Prealpi, la strada che costeggia il lago: stupendo itinerario. Camillo ripassava tutti gli oggetti che aveva riposto nelle tasche del giubbotto: le mosche, le ninfe, insetti vari, aveva tutto; bomboletta al silicone, altre code, sigarette, accendino ed una scatoletta verde che non apriva mai, ma che lo faceva sorridere ogni volta che la toccava. E la tocco' e sorrise; la trattenne un po' con le sue mani robuste: tutti e tre avevano mani di chi lavora·con le mani. Per un po' percorsero la strada che costeggia il torrente Albano; si fermarono in una rientranza vicino ad un ponte ed ognuno si allontano' verso la propria meta. L'appuntamento era per mezzogiorno, più' tardi sarebbe stato poco consigliabile a causa delle file che si formano per il rientro. I raggi del sole non erano ancora entrati nella valle, ma venivano già' con belle promesse. Camillo prese tutto il necessario e si avvio' verso il torrente. Appoggio'·a terra la canna da mosca, la borsa, il retino e si abbasso' a toccare l'acqua, per stabilire con essa un primo contatto fisico. Poi la prelevo' con le mani a conchetta e la bevve. Ghiacciata e viva, ghiacciata e purissima, ora, sarebbe diventata, anche, parte di se stesso. Non pote' fare a meno di pensare al suo Ticino, a tutte le scorribande che faceva da ragazzo, quando ancora si riusciva a pescare gli storioni, a quando l'acqua del fiume, azzurro, si poteva bere. Una certa malinconia lo stava prendendo, ma il contatto con la scatoletta verde lo fece sorridere. Per togliersi l'amaro dalla bocca bevve ancora di quell'acqua e disse al torrente: "E' proprio vero, mentre si beve un'acqua come la tua, non c'è bisogno di respirare". Una vecchia, intanto, con una gerla enorme attraversava il ponte col suo carico in spalla. "Buongiorno." - le auguro' Camillo. "Buongiorno -contraccambio' la vecchia- stai attento a non scivolare figlio mio." - gli consigliò.
Il pescatore calzo' sugli stivali delle felpe apposite per non scivolare sui sassi e si avviò a monte. Sentirsi chiamare figlio dalla vecchia gli aveva fatto bene. Da tempo, nessuno pìu' lo chiamava in quel modo. bisogna proprio allontanarsi dalla città, penso', certe cose si pescano lontano.
Il torrente era suo, vergine di quel giorno. Lui osservo' quel che succedeva intorno, noto' alcuni voli, alcune schiuse, monto' l'insetto giusto e prese a lanciare; ora nascosto, ora in acqua, senza far rumore, senza mostrarsi, con grande maestria. Bellissimo per chi guarda, meraviglioso per chi se ne intende. Prova un'ora, prova due ore, tre, niente, nessuna trota, nessun segno. Provo' con tutti gli insetti, perfino con una specie di formica alata. Niente, il torrente era ancora in uno stato di letargia; non era tempo. Un po' stanco si sedette su di un sasso lungo la riva, prese una fogliolina di crescione e la mastico' per resistere allo stimolo della sigaretta.
Le rive erano tappezzate dal giallo delle primule, dall'Azzurro degli occhi di Madonna, dal bianco della bella di sempre. Mentre il pescatore era un po' così, col crescione in bocca, vide un ragazzo dieci anni che scendeva il torrente. Fischiettava e veniva giù' saltellando, con una cannetta e due bellissime fario passate alle branchie da una cordicella. Due trote da fotografia. I due si guardarono un po', poi il ragazzo sentì il dovere di sedersi vicino a Camillo.
"Bellissime le tue trote!" si complimento' Camillo.
E' vero - rispose – ma ne ho prese ancora di più' belle. Lei non ha preso nulla?" "Nulla!" "Ma con che cosa sta pescando?"
"A mosca, con la mosca finta, con queste cose vedi?" "Ma no' - lo riprese il ragazzo - Per ciappa' trot ghe vor slambrott!" - (ci vuole il verme per prendere le trote). E poi riprese "Dia retta a me, non prenderà' mai nulla con quelle cose! ". Giù' nel torrente un ragazzino di dieci anni dava consigli ad un grande pescatore. Camillo si trovo' momentaneamente disarmato, dai fatti, dalla sicurezza e dal candore del ragazzo.
"Vedi caro ragazzo - disse poi- per me e' importante prenderle come dico io le trote, non ad ogni modo, mi capisci?" Non capiva. "Vedi, noi facciamo una pesca tutta particolare, ci vogliono anni ed anni per impararla e non s'è mai finito. Dietro ogni nostro gesto, ogni azione c'è tutta una scienza, una storia per ogni insetto che montiamo, una vera arte insomma, capisci?" Non capiva.
Visto che il ragazzo proprio non capiva aggiunse: "Insomma, io mi diverto solo se le prendo così le mie trote, alla mia maniera".
"Ma no! Ma perché' voi della città' vi mettete in testa certe cose? Ci vuole slambrott per pescare le trote, dia retta a me!" "Tu. da chi hai imparato Il pescare?" "Da mio padre." "Dove -li trovate i lombrichi, o slambrott come li chiami tu?" Su, vicino all'auto, intanto c'erano già' Biagio con la macchina fotografica a tracolla e Aldo con una decina di morchelle rotonde nel cestino."Questi non sono slambrott normali - rispose il ragazzo - sono diversi, vengono dalla Svizzera. Un lampo di furbizia in quel momento attraverso' i suoi occhi. La mano di Camillo cerco' le sigarette dalla tasca del giubbino, vi trovo' invece una scatoletta verde e dalle sue labbra prese luce un sorriso.

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